5 falsi miti sulla spada medievale
La Spada. L’arma per eccellenza. La signora indiscussa del Medioevo, il simbolo del Cavaliere.
Un’arma che, però, è arrivata ai giorni nostri con un pesante carico di dicerie sul suo conto.
In questo viaggio sul filo della sua lama, andremo a sfatare cinque miti che ammantano le spade medievali.
Una piccola nota: in questo articolo prendiamo in esame unicamente le spade europee durante il medioevo, non quelle di altri tempi o di altri luoghi.
5 – Tipologie di Spade
Cos’è una spada?
Questa domanda sembra strana e ridicola, e non è nemmeno detto che sia possibile dargli una risposta definita, ma vale la pena di farcela.
Quando è che un oggetto diventa una spada o cessa di esserlo?
Possiamo farci questa domanda osservando i classici coltelli lunghi della tradizione nordeuropea, noti con molto nomi come Seax o Scramasax, che si allungano nel tempo fino anche a 80 centimetri: ben oltre molte armi più antiche e considerate ufficialmente spade dai loro utenti, come il Gladio o lo Xiphos.

Consci dunque che non sia così banale definire un confine, andremo a limitarci alle spade diffuse nell’europa medievale, cercando di elencare almeno le più importanti tra quelle che i contemporanei avrebbero chiamato “spade”.
Cecheremo infine di fare una trattazione semplice, associando alle spade i loro nomi più famosi al costo di rischiare di tralasciare gli esempi meno comuni: per una trattazione più completa – almeno per quanto riguarda l’area europea – si vedano le tipologie di Petersen, Oakeshott ed Elmslie.

Negli ultimi secoli dell’Impero Romano, oltre al gladio, si impone un tipo di spada, specialmente fra la cavalleria, chiamata spatha, dalla quale discende la moderna parola italiana: si tratta di una spada dritta, affilata su entrambi i lati, lunga fino a un metro e che, rispetto alla controparte di fanteria (usata prevalentemente di punta), è specializzata nel taglio.
Da queste spade derivano più o meno direttamente le spade dei cosiddetti “secoli bui”, che includono cossiddette spade carolingie e spade vichinghe, dalla guardia corta e tozza, primo passo verso lo sviluppo della “guardia a croce”.

Nel successivo periodo, guardando alle Crociate, la spada vichinga si evolve nella cosiddetta spada d’arme: in questa forma, la guardia a croce raggiunge la maturazione, il pomello si è appesantisce e la punta va acuminandosi per affrontare meglio la maggior diffusione di armature, permettendo inoltre una movenza più agile e controllata grazie al peso spostato verso la mano del combattente.

Attorno al 1300, lo sviluppo della metallurgia avrà effetti rivoluzionari nell’ambito bellico, specialmente nella diffusione dell’armatura a piastre, molto più impervia della precedente cotta di maglia.
La presenza di questa armatura avrà un’effetto anche sull’evoluzione delle spade.
Da un lato, l’armatura a piastre renderà il combattente sufficientemente ben protetto dalle frecce da giustificare l’abbandono dello scudo, in favore di armi a due mani: oltre allo sviluppo delle armi ad asta (eccezionali nel combattimento in formazione e contro avversari corazzati), questo darà la spinta per la creazione di spade a due mani o “spade lunghe” (in inglese “longsword”, che però non sono affatto spade ad una mano, come insegna Dungeons & Dragons, sebbene esistano degli esemplari di lunghezza intermedia noti come spade a una mano e mezza o “bastard swords”).

Dall’altro lato nasceranno spade pensate per affrontare l’armatura: è il caso dello stocco (in inglese “estoc” o “tuck“, molto differente da quello che la versione italiana di D&D chiama “stocco”, ovvero l’inglese “rapier” che incontreremo più avanti).
Si tratta di una tipologia di spada dritta (a una o due mani) che sacrifica affilatura e potenziale di taglio in favore di una punta molto lunga, robusta ed acuminata, in grado di infilarsi nelle articolazioni dell’armatura e potenzialmente superare la protezione dell’armatura di maglia.

Accanto alla spada dritta si sviluppa, attorno al XIII secolo, anche la spada ricurva a filo singolo nelle sue varianti europee: il falcione (il inglese “falchion”, da non confondere con l’omonima arma ad asta, “glaive” in inglese) e, in seguito, il Langes Messer (che in tedesco significa, semplicemente, ” lungo coltello”).
Queste armi presentano spesso lame curve (il falcione ha anche una versione “a mannaia” dal filo concavo) e sono specializzate nel taglio, compromettendo in parte la precisione di punta, ma non sono necessariamente più lente o grezze di una spada dritta: sebbene siano spesso associate a ceti inferiori, sono anche diffuse tra la nobiltà (ad esempio in Italia), possibilmente perché particolarmente adatte contro avversari privi di armature in metallo.

Negli ultimi secoli del medioevo e nel Rinascimento, la corsa alle armi (da un lato, le armi da fuoco e ad asta; dall’altro, le armature che si evolvono per tenere testa) ha ulteriori effetti sulle spade.
Da una parte, alcune spade diventano imponenti, come il Kriegsmesser (ted. “coltella da guerra”, una versione a due mani del messer) oppure le grandi spade a due mani (che ci arrivano con una pletora di nomi e varianti come Zweihander, Spadone, Montante ecc) pensate come strumenti di gestione dello spazio bellico, atte cioè a tenere a bada gruppi di avversari e impedire di avvicinarsi, oppure, come pare dalle cronache del tempo, a spezzare le picche delle formazioni avversarie.

Dall’altro lato, la spada ad una mano, divenuta più diffusa e relativamente economica, abbandona completamente ogni velleità bellica e tentativo di competere con l’armatura, focalizzandosi sull’uso civile: nasce così la spada da lato (in inglese “sidesword“), dalla lama sottile e l’elsa complessa che inizia a coprire l’intera mano, che si evolverà poi nella striscia (queste due spade sono a volte, in inglese, riunite sotto il nome di rapier) e nella schiavona tipica della Serenissima Repubblica di Venezia.
4 – Il peso
Capita spesso che le spade ci vengano descritte come pesanti blocchi di metallo che richiedono forze immense per essere utilizzati: in realtà, le spade del medioevo sono piuttosto leggere.
Una spada a una mano, ad esempio, pesa poco più di un chilogrammo e persino la spada lunga si attesta tra 1,2 e 1,8 kg: impugnata a due mani, quest’arma pesa su ciascuna mano meno di quanto lo faccia la spada da lato, dimostrandosi più agile e, contro ogni previsione, più adatta a un personaggio di forza inferiore. Perfino uno spadone si attesta su un massimo di 6 kg!

Tuttavia questi pesi apparentemente lievi si possono tradurre in armi più o meno agili da impugnare: la spada ha un complesso sistema di distribuzione del peso lungo tutta l’arma, dovuto principalmente alla forma della lama e al pomello in fondo all’impugnatura: due armi apparentemente simili e dello stesso peso possono mostrare un baricentro più vicino alla punta, concedendo una maggiore capacità di taglio, o alle mani, implicando una maggiore manovrabilità.
Se invece si cerca un’arma che richieda molta forza, bisogna guardare agli insospettabili archi da guerra, come gli archi lunghi inglesi: dove le repliche moderne hanno una forza di 60 libbre (270 Newton), paragonabili a quelle degli storici archi da caccia utilizzabili facilmente da un uomo adulto con una certa forza fisica, gli archi lunghi storici avevano forze dell’ordine di 100-180 libbre.
Oggi giorno, pochissimi arcieri sono in grado di tirare efficacemente con archi così duri: si tratta di forze tali che gli scheletri degli arcieri inglesi sono riconoscibili per la struttura delle ossa delle spalle e delle braccia.
3 – Affilatura
Anche quì le leggende parlano sia di lame affilate come un rasoio (leggenda ancora più diffusa per la Katana giapponese) che di armi smussate, poco più di bastoni di metallo.
La verità è, ovviamente, nel mezzo.

Le spade erano tendenzialmente affilate, soprattutto nella parte finale della lama, nota come “debole”: tuttavia questa affilatura richiedeva di essere rinnovata di frequente e si perdeva facilmente con il cozzare della lama contro armi e armature nemiche.
Per questo, molti si accontentavano di un’affilatura “media”, abbastanza per rendere la lama letale contro la pelle esposta ma poco altro (leggi oltre “Efficacia”).
Un altro motivo per affilare la spada solo parzialmente è l’esistenza di alcune tecniche, soprattutto per la spada lunga, che prevedevano di impugnare la spada lungo la lama: queste tecniche, sviluppate soprattutto per combattere contro avversari in armatura a piastre, prevedevano ad esempio di usare la spada come una corta lancia a due mani per tentare di infilare la punta nelle giunture dell’armatura nemica (tecnica nota come half-swording), oppure di girarla e impugnarla come un martello, colpendo l’avversario con la guardia o il pomello in un attacco letale, di solito alla testa, chiamato “colpo mortale” o, in tedesco, Mordhau (nome di un recente videogioco di mischie multigiocatore a tema medievale).

Entrambe queste tecniche richiedevano di afferrare saldamente la lama, ma la probabilità di tagliarsi così era pressoché nulla, soprattutto grazie ai guanti d’arme (spesso di cuoio) indossati quasi sempre dai combattenti.
2 – Efficacia
Chi pensa che la spada sia l’arma più potente si sbaglia di grosso: le riproduzioni cinematografiche in cui vediamo colpi di spada tagliare armature come burro sono estremamente fantasiose.
Si tratta di un’arma indubbiamente letale contro la carne scoperta e in grado perfino di tagliare un osso, ma si dimostra inefficace contro le armature: una spada poco affilata potrebbe essere fermata perfino da vestiti spessi, e anche quelle affilate sarebbero inutili contro le armature più pesanti.
I fendenti di una spada del medioevo potevano essere facilmente bloccate, ad esempio, da un gambesone, un’armatura imbottita, poco nota al pubblico ma molto diffusa, formata da decine di strati di tessuto (solitamente lino).
Ne avete visti a decine nei film, ma non lo sapevate: era un’armatura molto usta a causa del costo contenuto e facilità di riparazione, oltre che efficace nel fornire riparo dai climi più rigidi.
In generale una spada usata di taglio poteva mettere K.O. un nemico in un solo colpo se andava a provocare ferite molto sanguinanti o incapacitanti, e usata in affondo l’efficacia dipendeva molto dalla zona colpita: poteva essere un colpo doloroso ma inefficace oppure una morte istantanea.
Attaccando di punta aumentava anche la probabilità di attraversare un’armatura: un colpo particolarmente potente E fortunato avrebbe potuto rompere gli anelli di una cotta di maglia e penetrare nelle carni sottostanti, ma solo per armature di qualità di costruzione mediocre. Inoltre queste armature erano tendenzialmente indossate sopra delle imbottiture che avrebbero ulteriormente rallentato il colpo.
1 – Diffusione
L’idea che la spada fosse un’arma costosissima e propria del soli nobili è vero solo nei primissimi secoli del medioevo e nelle regioni più remote, come la scandinavia o l’inghilterra. E’ vero che alcuni tipi di spada, come la Spada Lunga, in alcune regioni e periodi sono state associate a determinate classi sociali: tuttavia le spade in generale erano piuttosto diffuse, soprattutto nel tardo medioevo.
In alcune città della germania, addirittura, era richiesto agli uomini in grado di combattere di possedere una spada.
E’ invece sbagliata l’idea che la spada sia un’arma molto utilizzata sul campo di battaglia.
Per comprenderne il motivo, dobbiamo capire il ruolo della spada, cioè quello di arma di difesa personale: in maniera simile a una pistola, l’aspetto più importante della spada è la sua comodità di trasporto.
E’ un’arma efficace contro nemici non corazzati, è più lunga e agile di un’ascia a una mano ma più pratica di una lancia, la sua lama e la guardia a croce forniscono un ottimo vantaggio difensivo ed è possibile portarla alla vita durante le attività quotidiane, in viaggio e anche in guerra.

Anche nel medioevo, la spada faceva molto “figo” nelle riproduzioni artistiche, dunque da prendere “cum grano salis”.
Tuttavia, come la pistola, sul campo di battaglia non è un’arma principale ma una di ripiego: nel tardo medioevo, quando c’era ormai una certa diffusione di spade di seconda mano (basti pensare a tutte le spade ereditate oppure quelle “rese disponibili” da fenomeni di morte massiccia come la peste nera), qualunque soldato aveva una spada con sé come supporto in battaglia.
Tuttavia, le armi da guerra erano ben diverse.
Il campo di battaglia, dai secoli bui fino ai rinascimento, era governato dalle armi ad asta: lance, picche, alabarde e altre più sconosciuti come il roncone, la guisarma, il falcione e la partigiana.
Altri soldati combattevano con lo scudo e un’arma da impatto come ascia, mazza o martello d’arma (poco più grande di quello di uso comune), armi specializzate per abbattere nemici corazzati.
La spada dunque era molto presente nei campi di battaglia ma poco utilizzata: con il rinascimento e l’arrivo delle armi da fuoco, le armature saranno via via abbandonate e la spada avrà il suo canto del cigno come arma da ufficiale e da cavalleria, soprattutto in forma di sciabola, fino alla sostituzione dei reparti di cavalleria con quelli meccanizzati durante le guerre mondiali.
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E’ poco attivo in questo periodo, ma chissà, magari aspetta proprio voi!

Ottimo articolo, grazie!
COMPLIMENTI
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Interessante… cosi s’inizia discernere dai fuochi fatuoi di derivazione hollywoodiana.
Interessante… cosi s’inizia discernere dai fuochi fatuoi di derivazione hollywoodiana.