Musica: tra scienza e magia

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Il tema del Vecchio carnevale blogghereccio (più info qui) di questo mese è la musica.
E potevo esimermi dal trattare questo tema, avendo anche esplicitamente chiesto di insegnare nella sezione musicale del mio liceo?

Beh, si, certo che avrei potuto!
Però, già che siamo quà… proveremo a capire cos’è e come funziona la musica, e come essa potrebbe dare vita a tutti i magici effetti che i giochi e le storie fantastiche gli associano.

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Il potere delle vibrazioni

Innanzitutto, la musica è composta di note… ma cos’è una nota?

Quando la corda di uno strumento (come un’arpa, una chitarra e così via) viene pizzicata, essa inizia a vibrare con una certa frequenza (cioè oscillando una certa quantità di volte in un secondo: in realtà le frequenze sono un gruppo determinato detti “modi normali”). Questa frequenza dipende dalla lunghezza stessa della corda, dal suo diametro e dal materiale della quale è costituita.

3.1. Sound wave (http://www.mediacollege.com/audio/01/sound-waves.html... |  Download Scientific Diagram

La corda trasferisce la sua vibrazione all’aria, producendo onde sonore, ovvero zone alternate di aria rarefatta e compressa che funzionano, di fatto, come le onde subacquee. Queste onde che “oscillano” alla stessa frequenza iniziale e, quando raggiungono i timpani nei nostri orecchi, mettono anch’essi in vibrazione con la medesima frequenza.
Il nostro cervello è riuscito, con l’evoluzione, ad associare a ogni vibrazione uno specifico suono, quello che noi chiamiamo “timbro” della nota (ovvero quanto essa risulti grave o acuta).

L’invenzione delle note

La leggenda racconta come il buon vecchietto di Samo, già noto fan dei triangoli rettangoli, pur non conoscendo la natura vibrazionale del suono, si accorse che determinate coppie di corde producevano suoni simili tra loro e che, quando essi erano differenti, il loro accostamento poteva risultare piacevole (armonico) o sgradevole (disarmonico).
Dunque, essendo un hooligan della matematica, decise di capire se ci fosse stato qualche tipo di rapporto tra queste corde e, per farlo, costruì un apposito strumento: il monocordo pitagoreo.

Il monocordo permette di regolare, tramite dei cunei, la lunghezza di una corda in maniera tale che solo una sua porzione vibri quando viene percossa: praticamente la stessa cosa che fa una mano nella chitarra quando preme le corde su uno dei tasti, con la differenza che il monocordo presenta una specie di righello per calcolare correttamente la posizione dei cunei.

La prima cosa di cui Pitagora si rese conto era che se la lunghezza della corda veniva dimezzata, il suono emesso risultava più acuto dell’originale ma il cervello li riconosceva come se fossero, in qualche maniera, lo stesso suono.

Questo accade talvolta quando un uomo e una donna cantano la stessa melodia: riconosciamo che la voce femminile sia più acuta, ma diciamo anche che le note prodotte sono, sostanzialmente, le stesse. Questo tipo di rapporto tra note viene detto oggigiorno “ottava” e, come abbiamo detto, Pitagora si accorse che era tipico di due corde identiche ma il cui rapporto fra le lunghezze fosse 1:2.
Il simpatico vecchietto non poteva sapere che questo rapporto si ripercuotesse, rovesciato, sulle frequenze delle note stesse, cioè che il suono della corda corta avesse una frequenza doppia rispetto a quello della corda lunga.

Pitagora fu Filosofo e Matematico famoso in tutto il Mediterraneo

Facendo vari esperimenti, Pitagora trovò che altri rapporti fra lunghezze delle corde producevano suoni armonici tra loro, tanto più piacevoli quanto piccoli fossero i numeri della frazione stessa, come 2:3 (quella che oggi chiamiamo “quinta”), 3:4 (“quarta”), 4:5 (“terza maggiore”) e così via.
Partendo dal presupposto che due corde di lunghezza una il doppio dell’altra producano sostanzialmente la stessa nota e usando in particolare il rapporto “di quinta” 2:3, Pitagora fu in grado di produrre tutte le note delle scale moderne.
Infatti applicando la quinta più e più volte di seguito (dunque con una corda lunga 2/3 della prima, una terza corda lunga 2/3 della seconda, la quarta lunga 2/3 della terza e così via) e, dove necessario, abbassando “di un’ottava” (ovvero raddoppiando la lunghezza della corda) per tornare a corde di dimensioni paragonabili, si vengono a produrre 12 differenti suoni che risultano armoniosi con un nutrito numero di altri suoni dell’insieme: il tredicesimo suono risulta, infine, particolarmente vicino nel suono al primo tanto che Pitagora decise di sovrapporli, andando a definire le note come 12

In realtà la differenza è notevole e assai spiacevole, ed ha portato a secoli di metodi più raffinati per definire le note, come l’attuale “temperamento equabile” basato su note il cui rapporto è la radice 12esima di 2.
La scoperta di Pitagora si ripercuote però ancora sulla musica occidentale, che presenta 12 suoni distinti in sette note (do re mi fa sol la si do) e cinque ulteriori suoni prodotti con “alterazioni” dei precedenti: per esempio, il “sol diesis” o SOL# è il suono tra il sol e il la, che si può esprimere anche come “la bemolle” o LAb (non sono presenti alterazioni tra MI e FA e tra il SI e il DO, dunque le alterazioni sono 5 e non 7).

Il potere dei bardi

Come abbiamo visto, le caratteristiche peculiari della musica sono quelle di essere prodotta da vibrazioni sonore che, messe assieme, possono produrre un effetto piacevole o sgradevole. Queste caratteristiche possono essere trasformate in delle piccole, semplici regole in termini dei vostri giochi di ruolo preferiti.

  • Cantando e suonando, un Bardo potrebbe produrre un’azione di supporto (equivalente all’azione di Aiutare) o di fastidio fornendo un qualche genere di vantaggio alle prove di uno o più compagni e svantaggio a quelle degli avversari. Rispetto a una comune azione di aiuto, la forza di questa possibilità sarebbe quella di agire a distanza: i bardi più abili potrebbero anche influenzare più alleati o nemici assieme.
  • In che modo le vibrazioni musicali potrebbero dar vita alla magia? Abbiamo già visto in questo articolo come le componenti verbali degli incantesimi potrebbero interagire con un certo campo “magico” nell’aere, producendo effetti magici, e la musica potrebbe semplicemente essere un metodo più efficace o potente per interagire proprio con il campo di mana.

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