La scienza degli Zombie

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Come di tradizione, (quasi) tutti i mesi partecipo al Vecchio Carnevale Blogghereccio con un articolo di approfondimento e divulgazione.
Questo mese il tema (perfettamente in tempo per le giuste festività) sono i morti, come da post di riferimento che spiega anche meglio la natura di questa iniziativa: https://write.as/jonnie/pensavate-di-averla-scampata

Parlando di morti e non morti, non potevo che (ri)affrontare l’argomento: cosa sappiamo degli zombie? Possono funzionare? E se non fossero proprio morti morti?
Andiamo a scoprirlo assieme!

Zombie | The Walking Dead Wiki | Fandom

Ma prima…

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Una botte di ferro

Partiamo da un presupposto interessante: se gli zombie fossero davvero morti, saremmo in una botte di ferro.
Anche immaginando, infatti, che, per qualche strana condizione, un corpo marcescente fosse ancora in grado di muoversi e nuocere, ci sarebbero tutta una serie di elementi che andrebbero a ridurre drasticamente la pericolosità di queste entità.

Cominciamo con il fatto che il corpo umano è una macchina motrice complessa, in cui tutti i movimenti sono ottenuti tramite tendini che, mossi dalla contrazione e dal rilassamento dei muscoli, tirano o rilasciano intere parti del nostro corpo.
Inutile dire che, tanto nei vivi quanto nei “diversamente vivi”, la lesione di una o più parti di questo apparato rende complessi se non impossibili alcuni movimenti: non a caso, la medicina moderna s’è data un sacco da fare per inventare tecniche di riparazione dei tendini e dei legamenti.

Chiaramente, però, non è detto che i nostri quasi-morti abbiano muscoli, tendini e legamenti danneggiati: ma per quanto?
Oltre a non avere alcuno spirito di autoconservazione, i nostri amici sono ovviamente soggetti ad ogni forma di putrefazione, e i loro tessuti molli non si conserveranno a lungo.
I batteri che vivevano nel corpo iniziano infatti a consumarlo, trasformandolo, nel giro di un mesetto (ma questo tempo può variare moltissimo in base alle condizioni ambientali), in una poltiglia nera che lascia alle spalle solo lo scheletro.

Ma come mai, noi, normalmente, non ci decomponiamo? I batteri sono forse organismi gentili che attendono pazientemente il nostro decesso?

No, ovviamente.

Il motivo per cui la decomposizione avviene solo dopo la morte è che, finché siamo vivi, manteniamo attivo il nostro sistema immunitario che tiene a bada i batteri che vivono nel nostro corpo (alcuni dei quali sono, tra l’altro, ottimali per la nostra digestione).
Alla nostra morte, l’apparato circolatorio cessa di trasportare nutrimento alle cellule, comprese quelle che si occupano di produrre le difese immunitarie, e di trasportare queste ultime in giro per il nostro corpo.
In questa maniera, il nostro sistema di difesa si inceppa e lascia spazio alla decomposizione: questo fenomeno, evidente negli Zombie, implica anche che la loro “durata” sia estremamente limitata.

Immaginiamo tuttavia che uno Zombie abbia ancora una qualche strana forma di metabolismo in grado di rallentare la decomposizione: ne avrebbe certamente bisogno anche solo per muoversi, perché ogni spostamento richiede un consumo di energia da parte dei muscoli che devono ottenere questa energia da qualche parte, e un segnale elettrico dal cervello che deve a sua volta essere alimentato.
Questo renderebbe di fatto lo Zombie una forma di vita, seppur differente dalla precedente, ma aprirebbe tanti nuovi problemi: di cosa si nutre lo Zombie?
La carne umana, dopo un po’, potrebbe scarseggiare.

Inoltre, come forma di vita, lo zombie sarebbe un po’ una ciofeca: privo di spirito di autoconservazione, con una dieta estremamente selettiva, incapace di riprodursi se non tramite scambio di fluidi corporei con umani (metodo di diffusione pessimo, se confrontato ad esempio con agenti patogeni che si diffondono nell’acqua potabile, come il tifo).
Una “epidemia di zombie” potrebbe avere un fronte di diffusione attraverso i centri abitati, morendo però spontaneamente dopo qualche tempo in qualunque luogo dove gli zombie non abbiano trovato cibo.

E’ possibile pensare a una forma di Zombie che superi questi limiti?

Parassiti

I varie media hanno proposto più volte una visione alternativa degli zombie: quella di esseri (umani e non) che, piuttosto che morti, sono stati infettati da un parassita che ne prende il controllo.


Uno degli esempi più classici viene da Resident Evil 4, in cui gli zombie non sono frutto del T-Virus ma di parassiti di apparenza insettoide (“Las Plagas”) in grado di infettare umani (“Ganados”) e altri animali, come i canidi (“Colmillos”).
In questo caso, per quanto gli zombie di RE4 non siano esattamente la quintessenza dell’autoconservazione, i parassiti ce l’hanno eccome, mostrando anche un sistema sociale.

I Plaga, d’altra parte, possono crescere e uscire dal loro ospite, il cui scopo è più quello di temporanea armatura, mezzo di trasporto e, ovviamente, nutrimento.
Lo zombie, in tal caso, non è veramente l’umano, che non è che un mero guscio, ma il parassita che lo sfrutta per poter passare, una volta terminato il periodo necessario, a una forma di vita indipendente in manera simile a molti altri organismi parassitari.

E se il parassita fosse… un fungo?

Micosi letale

E’ il settembre del 2013, nella timeline di the last of us, quando un’invasione di orribili creature mette in ginocchio gli Stati Uniti d’America: sono persone normalissime, ma infettate da un fungo in grado di plasmare i corpi elementi e trasformarli in macchine per uccidere.
Gli infetti, nei 20 anni successivi, ridefiniscono la geografia politica degli Stati Uniti, lasciando agli esseri umani o che sacche di resistenza, spesso sotto opprimente legge marziale.

Un infetto è un essere umano che è stato contattato dalle spore di un fungo chiamato Cordyceps, in grado di crescere all’interno e all’esterno del sistema nervoso della vittima e renderlo estremamente violento è pericoloso.
Nel gioco, queste creature vanno dai Runner, in cui il fungo è appena visibile. agli Shamblers, letteralmente ammassi di tessuto micotico.

Il Cordyceps è presentato nel gioco come una mutazione di un fungo realmente esistente, L’Ophiocordyceps Unilateralis, tipico delle foreste dell’Amazzonia: questo fungo ha come vittime designate alcune tipiche formiche del luogo. L’ Ophiocordyceps cresce su alcune piante ed emette una pioggia di spore nella zona sottostante: punti quando la formica transita nell’area ricca di spore, queste cominciano a insinuarsi all’interno del suo carapace e, tramite l’emissione di determinate sostanze, iniziano a modificare il naturale comportamento della formica emettendo sostanze come la Sfingosina.
Dopo poco tempo dall’infezione, la formica si allontana dal formicaio e va a posizionarsi in un luogo ideale per la crescita del fungo, un luogo che abbia dei valori ottimali di temperatura e umidità e che possa fungere da trappola letale per ulteriori formiche.

Una volta raggiunto il posto designato, un ulteriore comportamento si instaura nel semplice sistema nervoso della formica: essa infatti si appiglia a un sostegno adatto, ad esempio la venatura centrale di una foglia, mordendo con tutta la forza delle sue mandibole e li rimane, lasciandosi morire ben ancorata alla sua dimora finale.
Da questa posizione, il fungo comincia a crescere all’interno della formica, consumando le sue viscere, e sbuca infine dalla retro della sua testa in una tipica forma allungata: da qui, a tempo debito, e metterà nuove spore che andranno a colpire ulteriori vittime.

Il comportamento del Cordyceps di The Last of Us è tuttavia differente da quello del fungo amazzonico: quest’ultimo, infatti, mantiene in vita le formiche solo per il tempo necessario alla sua riproduzione, assomigliando più a quello che in biologia si dice parassitoide, una forma di parassitismo con tratti da predazione pura. Il fungo di The last of us può invece perdurare all’interno del corpo delle vittime per anni, mantenendo le invita che sotto il suo controllo per un tempo estremamente lungo: questo inoltre è rafforzato dalla presenza, nell’Ophiocordyceps originale, di molte sostanze utili per l’uomo con lievi proprietà antibiotiche e antimalariche.

Queste caratteristiche non risolvono tuttavia completamente il problema di questo tipo di zombie: una creatura in grado di perdurare degli anni ha indubbiamente bisogno di sostenere le sue funzioni vitali punto a capo un infetto che duri più di qualche giorno ha bisogno di acqua, e uno che superi due settimane ha bisogno di cibo. Questa teoria è rinforzata da alcune scene del primo titolo di Naughty Dog nel quale si vedono alcuni infetti cibarsi di cadaveri.

Come fare allora per creare degli zombie che sopravvivano per lungo tempo senza nutrimento?

Quiescienza e ormoni

Real-Life Zombies - Scientific American

La Quiescienza è lo stato di sospensione dei processi vitali (ovviamente reversibile) che abbracciano alcuni animali: si tratta di una versone “potenziata” del letargo che si può osservare, ad esempio, nei semi delle piante desertiche che possono fiorire, anche dopo anni, all’arrivo delle prime pioggie, oppure nelle cosiddette “scimmie di mare” (una specie di gamberetti) i cui embrioni possono resistere per molto tempo fuori dall’acqua e ricominciare a svilupparsi una volta reidratati.

Un simile funzionamento potrebbe avvenire anche per gli Zombie: un agente parassitario, come il fungo Cordyceps, potrebbe produrre uno stato di quiescienza totale o parziale (cioè un letargo), rallentando le funzioni metaboliche ma mantenendo vivo l’organismo ospite. In presenza poi di possibili nuovi ospiti dove andarsi a innestare (“riproducendosi” e “nutrendosi”, di fatto), il corpo dell’ospite verrebbe risvegliato dal suo torpore.

Ma quale potrebbe essere il segnale che produce e interrompe la quiescienza? Come percepire la presenza o assenza di nuove, potenziali vittime?

La risposta potrebbe trovarsi negli ormoni che gli esseri umani, normalmente, secernono e rilasciano: la presenza di specifici bio-ricettori da parte del fungo permetterebbe così non solo di fornire un “trigger” per l’azione dell’ospite, ma anche di localizzare prede in assenza di altro riferimento sensoriale.
Questo giustificherebbe, insomma, come gli Zombie siano in grado di trovare le loro prede anche in assenza di contatto visivo, uditivo e perfino olfattivo da parte dell’ospite.
Infine fornirebbe un interessante metodo per distrarre o eludere gli Zombie: sarebbe infatti sufficiente trovare un modo per coprire la propria emissione ormonale o per produrne in quantità lontano da se per eludere completamente queste oscure creature…

Per le vostre partite di GDR…

Volete degli Zombie realistici? Affidatevi alla descrizione del precedente paragrafo, tenendo conto di queste caratteristiche:

  • Hanno percezione cieca a una ventina di metri di distanza
  • La presenza di ormoni umani (o di altre specie infettabili) vicino a Zombie quiescienti li attiva in 1d6 round
  • Alla loro morte, e anche in caso di quiescienza, rilasciano spore nell’aria. Un organismo infetabile che veda i suoi PV scendere sotto il 10% contrae la micosi e comincia a mutare: sarà uno zombie in 1d6 giorni. Una volta terminato, il processo è irreversibile.
  • Trattamenti anti-micotici e anti-malattia sono efficaci contro l’infezione negli stadi iniziali. Si può decidere che lo siano anche le magie di guarigione e che e infliggano danni agli Zombie.
  • Metodi che isolano la produzione ormonale di una persona (es: tute integrali) rendono di fatto invisibili agli Zombie. Allo stesso modo, una grossa concentrazione di ormoni umani (sbizzarritevi su come ottenerli) può attrarre altrove gli Zombie.

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