L’Ultimo Bianco: GDR e impegno ecologico con Matteo “Arco Deleggen” Sanfilippo

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QUeste pagine si sono già dedicate numerose volte al rapporto tra gioco ed ecologia, ad esempio nell’articolo sul gioco da tavolo Ecosystem.
Per la serie “a volte ritornano”, dopo averlo già incontrato come autore di Primi re in questo articolo, oggi torniamo a parlare con Matteo Sanfilippo, più noto come Arco Deleggen, riguardo al suo ultimo gioco: L’Ultimo Bianco.

Ciao Matteo (o forse dovrei dire Arco). Questo non è il tuo primo gioco: raccontaci come è nata la tua passione di game designer e di come ti ha portato fin qui. 

Ciao a tutti, grazie mille per l’interesse prof!
Credo che sia nata come per la stragrande maggioranza delle persone, che prima o poi, riescono a rendere concreto un proprio progetto: di base, giocando altri giochi di ruolo e modificando i regolamenti per ottenere l’esperienza di gioco che mi interessava.
Non ho mai amato perdere tempo tra liste e liste di talenti, incantesimi e bonus vari: ho sempre preferito immaginare e descrivere piuttosto che combinare abilità e ricordarmi come multiclassare.
Poi, per un lungo periodo dovuto al lavoro, il tempo da dedicare al gioco è stato completamente spazzato via, ma questo non mi ha fermato nei miei momenti liberi dal progettare, sistemi, ambientazioni e sperimentare idee strampalate.
Qquando ho deciso di cambiare la mia vita, il fuoco si è riacceso e ne è scaturita l’idea: Primi Re, mio primo progetto (NDR: del quale abbiamo parlato in questo articolo).
L’Ultimo Bianco è certamente figlio di giochi più narrativi, più focalizzati e aderenti a quello che è attualmente il genere di esperienze ludiche che cerco e che ho scoperto da poco. Non saprei dirti che giochi mi hanno influenzato di preciso, tutte le meccaniche che stanno sotto il piccolo cofano bianco, mi sono venute in mente pensando alla solitudine e all’eterno errare di quella povera bestia e di come al mondo ci sia in realtà molta gente nelle sue stesse condizioni, metaforicamente parlando.     

L’Ultimo Bianco racconta la storia di persone che, per i motivi più disparati, vanno alla ricerca dell’ultimo, grande orso polare. Come nasce questa idea?

L’idea è nata dopo aver visto una foto sul computer: una immagine terribile che ritraeva un magrissimo orso polare mezzo morto che in mezzo ai rifiuti cercava da mangiare. Doveva essersi accorto del reporter, perchè guardava in camera: quello sguardo, quell’immagine, non la scorderò mai e avrei timore di rivederla, perchè mi ha davvero fatto male dentro.
Da quelle emozioni e i seguenti ragionamenti è  nata l’idea di un gioco che parlasse di quelle meravigliose creature: se non facciamo le scelte giuste, tra non molto lo scenario che il gioco propone sarà realtà.
Pensando alla solitudine dell’orso, non ho potuto fare a meno di pensare alla solitudine dell’uomo… del suo carnefice semi inconsapevole.
Nel gioco, attraverso i nove archetipi, esprimo il mio barlume di speranza. persone comuni che si muovono per incontrarlo: magari proveranno a cambiare le cose o magari saranno solo testimoni della sparizione di una specie, ma almeno avranno avuto il coraggio di provare, cosa che per me, nella vita, è importantissima. 

Emaciated polar bear in viral video is a warning, but not necessarily a  climate victim - Anchorage Daily News

Il gioco sembra molto indirizzato verso richiami ecologici: da dove nasce questa decisione e in che modo il gioco tocca queste corde?

Questa è una conseguenza diretta dei motivi per cui ne è rimasto solo uno.
Mi piacerebbe tantissimo che l’esperienza di gioco porti a riflettere, che magari porti a compiere qualche scelta etica a pensare due volte prima di sprecare acqua, cibo, energia, ecc… so benissimo che non è assolutamente facile, ma sono convinto che ogni cambiamento scaturisce dalle emozioni: ed è proprio a quello che punto, le emozioni.
Hho anche pensato di legare il progetto ad una raccolta fondi per qualche ente benefico, ma mi frena il fatto che mi sembra di farmi pubblicità su un tema così delicato…. non lo so, sto ancora valutando: magari condividerò questa mia preoccupazione con la community e vedrò come risponde.
Nel testo del gioco (quattro pagine) ci sono diversi riferimenti al tema e il gioco stesso tocca questo genere di tematiche attraverso tutta una serie di domande dirette al giocatore: alcune sono domande davvero molto forti.

Il gioco, lungi dall’essere un tripudio di spadate e magie, si presenta invece intimista e focalizzato sull’esperienza dei personaggi. Quali sono le meccaniche di narrazione e immedesimazione che propone l’Ultimo Bianco?

Per i giocatori ci sono a disposizione nove archetipi molto basilari e chiari che possono dare una traccia immediata e un’immagine di ciò che il giocatore andrà ad interpretare: tutti gli archetipi mi sono venuti in mente pensando a chi potrebbe trovarsi nella situazione di cercare veramente l’ultimo orso polare del mondo.
La costruzione del personaggio prevede otto domande iniziali a cui rispondere prima che il viaggio inizi: saranno uguali per ogni archetipo e servono a delinearne le motivazioni, le intenzioni e la storia. Sono domande dirette a cui i giocatori devono rispondere, perciò è inevitabile dare forma al personaggio.
Dopo di che, una volta iniziato il viaggio, inizierà anche la fase di approfondimento e di evoluzione perchè, durante la ricerca dell’ultimo bianco le intenzioni, le motivazioni e ciò che si pensava all’inizio potrebbero cambiare. Ogni archetipo avrà altre sette domande cui rispondere ad ogni turno e sono costruite sull’archetipo stesso: in questo modo, come giustamente facevi notare nella tua domanda, l’esplorazione intimista è inevitabile. Attraverso le scene, i dettagli che arricchiscono il personaggio e le risposte alle domande di cui abbiamo appena parlato, usciranno personaggi davvero strutturati e mai banali.
Per quanto riguarda la gestione delle scene tutto avviene attraverso le carte francesi. Ogni seme è legato ad una caratteristica: cuori/sensibilità, quadri/diplomazia, fiori/coraggio, picche/aggressività. Il valore numerico indica l’intensità della scena e quanto proverà il personaggio. Attraverso questo sistema si può ricreare una grande varietà di tipologie di scene che unite alla traccia già dettata dall’archetipo e alla traccia suggerita dalle risposte del giocatore crea un flusso narrativo molto interessante.

Ringraziamo ancora Arco e vi invitiamo a provare anche voi a incontrare l’Ultimo Bianco a questo link

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