I giochi da tavolo dall’antichità al medioevo

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Dopo aver affrontato vari giochi di interesse storico, come i Giochi di ruolo ambientati nell’antica Roma o Librigame a tema storico, questa settimana ci immergiamo in quelli che sono, invece, i giochi da tavolo antichi e medievali che sono arrivati, più o meno indenni, fino ai giorni nostri.

Per accompagnarci in questo viaggio, avremo la compagnia di Monica Silvestri, esperta dell’argomento ed artigiana di giochi da tavolo: ella ha riprodotto tutti i giochi che vedete in foto in questo articolo ed essi sono acquistabili sul suo sito www.historygames.it

Ciao Monica! Raccontaci di te: come sono nati questa passione e questo mestiere?

Ciao! Mentre studiavo archeologia ho iniziato a lavorare come operatrice didattica in un centro di archeologia sperimentale e lì ho incontrato la prima ricostruzione di un gioco romano che mi ha incuriosita, scoprendo solo dopo vari anni che le regole erano state ricostruite un po’ arbitrariamente 🙂 In contemporanea trovavo spesso durante gli scavi archeologici sia pedine da gioco che dadi, insieme a strane incisioni sulle pietre dei monumenti. Questa curiosità mi ha portato a laurearmi in Topografia Antica con una tesi sulle Tavole Lusorie del Foro Romano e ho portato avanti la mia personale ricerca sui giochi con tavoliere sia di epoca romana che più antichi, arrivando ai primi giochi da tavolo e proseguendo la ricerca fino a quelli medievali.

Partiamo dall’antichità. La tua collezione ci mostra numerosi giochi di percorso egiziani e mesopotamici: cosa ci puoi dire di questi giochi e di cosa possiamo imparare da essi sulle relative civiltà?

I giochi delle Grandi Civiltà sono tutti di percorso e prevedono la variante della fortuna. Pur nella loro semplicità hanno già le dinamiche che rendono ancora affascinanti diversi giochi ed è incredibile come già quasi 5000 anni fa fossero attuate regole che oggi ritroviamo in alcuni giochi moderni. . Tutti giocavano, dai ranghi più alti della società fino ai più umili, con gli stessi giochi, quello che cambiava era il materiale più o meno prezioso con cui erano realizzati.

Uno dei più antichi, il gioco reale di Ur, è datato tra il 2600 e il 2400 AC ed è stato rinvenuto nelle tombe reali dell’omonima città Sumera.

Esso è ad oggi giocabile grazie alla ricostruzione delle regole di Irving Finkel del British Museum, per quanto essa sia parziale e ricavata un po’ a intuito da due differenti tavolette d’argilla.
Nel gioco si usavano una serie di pedine che si muovevano in maniera simile al gioco dell’oca ma che, se raggiungevano quelle nemiche, le costringevano a tornare all’inizio, come in un moderno “non t’arrabbiare”.

Un legame ancora più forte tra il gioco e il sovrannaturale lo si trova nel gioco egiziano “Senet”, letteralmente “il passaggio”.

Gli egiziani credevano che una delle prove dell’anima per raggiungere l’aldilà fosse una partita a Senet: il faraone Tutankhamon, per sicurezza, se ne fece mettere ben tre scatole, di cui una “tascabile”, nella tomba.
Altro gioco legato all’aldilà è Mehen “Il Serpente”, uno dei più antichi in assoluto: esso prende il nome dal benefico Dio-serpente protettore della barca che traghetta il sole, ed è un gioco di percorso che, si pensa, potesse anche avere un uso sacerdotale.

Passiamo al mondo romano: vedo che i giochi di percorso lasciano spazio ai giochi di strategia…

Insieme ai giochi di percorso come Duodecim Scripta e Tabula, che i Romani sviluppano a proprio gusto mutuandoli dal mondo mediorientale, entrano a far parte della cultura ludica anche giochi di strategia come gli antecedenti del Filetto e degli Scacchi.


Ludus Latrunculorum ad esempio rispecchia alquanto la strategia militare della legione: i latrones erano divisi in due squadre, che dovevano scontrarsi, come in una battaglia, avanzando e retrocedendo, e cercando di far prigionieri gli avversari. La cautela in questo gioco stava nel non lasciare solo un proprio soldato, senza un compagno alle spalle, giacché poteva essere sorpreso e imprigionato dai nemici. Una strategia di gioco che rispecchia il legame del gruppo di pedine, come nella forte unità della legione.

Discorso a parte per i giochi con dadi e astragali che rientrano nel pieno campo del gioco d’azzardo ed erano diffusissimi. Gli astragali, in greco αστράγαλοι, erano chiamati dai Latini tali. Si tratta di ossicini del garretto del piede posteriore degli ungulati, in special modo di ovini, usati sin dall’antichità per fini divinatori. Essendo le facce dei tali diseguali e irregolari, quelle utili al gioco erano quattro, e a seconda di come cadevano nel lancio, avevano un valore legato alla maggiore o minore facilità con cui potevano mostrarsi.

Infine, cade l’impero e arrivano i giochi medievali. Vedo che qui tornano dei giochi di percorso e ce ne sono diversi ispirati alla vita campestre.

Tra i giochi medievali ritroviamo i giochi di strategia come gli antecedenti della Dama e la Dama insieme al Filetto e agli Scacchi, re indiscusso dei giochi con tavoliere, nelle sue tante varianti. Il gioco del Filetto, noto anche come Mulino, è il gioco più attestato a livello di incisioni, soprattutto perchè è un gioco che non richiede troppo tempo ed era praticabile quindi in tutte quelle occasioni in cui ci si ritrovava a condividere uno spazio, ad esempio nei sagrati e nei chiostri delle chiese oppure nelle postazioni di guardia. In questi luoghi ritroviamo inciso anche l’antenato della Dama, Alquerque, che presenta un tavoliere a linee incrociate, poco conosciuto anche se attestato in diverse città italiane.

Vengono introdotti poi giochi misti di strategia e fortuna, come il Gioco della Volpe e le Oche e Tablut, dove conta il ruolo svolto durante la partita. Questo rispecchia molto le disparità sociali coeve, con un vincitore annunciato in quanto depositario di un ruolo predominante, proprio come la Volpe o il Re del Tablut.
Quest’ultimo gioco, appartiene ai cosiddetti giochi “Tafl” di origine nordica, di cui sono famosi anche i cosiddetti scacchi vichinghi, Hnefatafl,: in questi giochi un re, protetto da un pugno di suoi fedeli, deve cercare di fuggire dal centro del tabellone mentre i nemici cercano di accerchiarlo ed ucciderlo.

Durante il medioevo, inoltre, si sviluppano ulteriormente i giochi della famiglia delle Tavole fino ad arrivare al moderno Backgammon. I giochi d’azzardo con ossicini e dadi continuano ad imperversare: fra questi ultimi il più famoso è il gioco della Zara, a cui è legata l’etimologia stessa della parola azzardo.

E’ davvero interessante quanto possiamo imparare sui popoli dai loro giochi. Quanta ricerca c’è dietro? E tu, da parte tua, svolgi delle attività di divulgazione?

Vero, dal gioco si può capire molto di una società, anche se spesso questo settore di ricerca non ha avuto la degna attenzione. Capitano spesso persone che si improvvisano, ma dietro c’è tanto studio e ricerca in campo. La mia esperienza si basa su fonti diverse e sulla possibilità di avere strumenti per comprenderle. Oggi poi sembra paradossale parlare di giochi così antichi mentre il mondo del gioco si evolve ad una velocità impressionante. Ma senza conoscere le nostre radici storiche come potremmo avere una base solida da cui partire per migliorarci?  Credo che il mio lavoro sia utile per mantenere viva una memoria storica ludica, e anche se è un lavoro di nicchia, che richiede sacrificio e dedizione, porterò avanti questo progetto insieme a Gualtiero Tumolo, l’artigiano che collabora con me nella realizzazione dei giochi e degli accessori di gioco. Perciò seguiteci sui nostri canali social FB e IG History Games con #historygames, dove pubblichiamo corsi, eventi e creazioni. Grazie mille per lo spazio e il tempo che ci hai dedicato. 

Grazie ancora Monica per la tua intervista. Ricordo ancora che i giochi in foto sono fatti da Monica e acquistabili qui su Historygames.it

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