Nero e bianco: dall’Africa a Magic

pubblicato in: Gioco ed Educazione | 0

Di solito non mi occupo di questioni di attualità, ma la scelta da parte di Wizards of the Coast di bandire alcune carte per “motivi di razzismo” mi ha spinto a farmi domande e documentarmi: quali connessioni ci sono tra quelle carte, il razzismo e i colori stessi?

Il nero e il bianco nelle culture africane

Pensare di poter analizzare il significato del colore nero e del bianco da un punto di vista puramente eurocentrico sarebbe quantomeno “superficiale” in questo specifico contesto, così ho deciso di informarmi nella rete sul significato di questi colori nel continente africano, da quale proviene la maggioranza della popolazione di pelle nera (o quantomeno i loro antenati).
E ho trovato una situazione, ovviamente, più complessa del previsto.

Tanto per cominciare, non esiste “una cultura africana”, esattamente come una cultura europea è un concetto relativamente moderno: l’Africa infatti è un continente ricco di culture e tradizioni differenti.
Esistono tuttavia alcuni vaghi tratti comuni in ambito artistico relativi a determinate zone dell’Africa subsahariana del quale parla questo articolo, tristemente leggibile solo tramite proxy, a partire dalla mostra “Meditations on african arts” del 2007 a Baltimora.
Dall’articolo si evince che i colori principali dell’arte africana siano il rosso, il bianco e il nero, ciascuno con i suoi specifici significati che possono variare di luogo in luogo.

Il bianco ad esempio, come in europa, è simbolo di bellezza e purezza delle giovani spose presso gli Igbo della Nigeria meridionale, e in generale richiama il mondo degli spiriti e degli antenati (ricordatevi della peluria degli anziani, bianca indipendentemente dall’etnia), ma è anche simbolo di vita come colore del latte materno e del seme maschile: tuttavia in Etiopia (sembra) essere collegato al concetto di malattia.

Il nero, d’altra parte, è il colore del mistero, talvolta associato con concetti negativi: l’articolo si riferisce ad esempio a maschere nere e dai tratti distorti che rappresentano comportamenti antisociali da evitare. D’altra parte, in alcune regioni dell’Africa esso è legato alla mascolinità e alla maturità.

Vediamo dunque che, in una popolazione quasi interamente formata da persone di pelle scura, bianco e nero possono avere accezioni differenti, talvolta positive e talvolta negative. Si potrebbe obiettare che il significato di questi colori potrebbe essere cambiato a causa della profonda diffusione delle religioni cristiane e musulmane in territorio africano, ma anche in questo caso bisogna stare attenti perché molte zone di questo continente mostrano estese forme di sincretismo religioso tra le fedi più “moderne” e le credenze native nelle quali svariate tradizioni e numerosi simbolismi vengono conservati.

Il nero e il bianco in Magic: the Gathering

Magic: the Gathering è probabilmente il gioco di carte collezionabili più famoso al mondo, accanto a quello di Pokemon e a Yu-gi-oh, e sicuramente il più longevo.
Una delle sue caratteristiche fondamentali sono cinque risorse differenti, chiamate tutte Mana ma differenziate per colore, da spendere per giocare o attivare carte dalla mano: tra questi colori ci sono anche il bianco, ottenuto con le carte “pianura”, e il nero, fornito dalle “paludi”.

Ciascun colore è in qualche maniera legato a un tema specifico: il tema del bianco è quello della luce, della legge, della purezza, del bene, dell’organizzazione ed è spesso correlato a creature angeliche, alla protezione e alla guarigione

Al contrario, il colore nero è legato alla brama di potere, alla morte (e alla non-morte), all’oscurità, la paura, la malattia e al sacrificio amorale, con carte famose per poter eliminare facilmente le creature degli avversari.

I connotati morali di questi colori sono ovviamente recuperati dalla cultura occidentale, ma come mai tale cultura presenta questa percezione del bianco e del nero?
Proviamo ad andare oltre il colore dell’epidermide che, per molti occidentali, è lungi dall’essere candida: basti pensare a tutta la popolazione mediterranea, che ha dato un contributo culturale imprescindibile all’occidente, ma che negli USA di inizio ‘900 non sempre era considerata bianca.

In natura, infatti, abbiamo molti esempi di colori chiari che comunicano significati positivi e scuri che invece forniscono segnali negativi: oltre a quelli già introdotti nell’analisi dei colori nell’arte africana, vediamo che la luce stessa del sole appare bianca, che l’acqua chiara è buona (mentre quella torbida non lo è) e che le sostanze chiare, quando si sporcano, scuriscono mentre lavandole tornano bianche (esempio pratico per i materiali tessili come la lana o il cotone).
Al contrario, la notte è nera e l’uomo, che non vede al buio, non sa come orientarsi, se non per la luce della luna e delle stelle che sono, casualmente, bianche, e perfino i tessuti in necrosi e i vegetali marcescenti sono neri.

Con questo non voglio ovviamente dire che tutte le cose bianche del mondo siano positive e tutte quelle nere negative: molte muffe, ad esempio, sono bianche, e le ossa (noto simbolo “negativo” in occidente) sono chiare; ancora, le farine non raffinate sono molto più scure e il pane da esso ottenute è tutt’altro che bianco, l’abito talare e quello di alcuni ordini monastici è nero e così via…
Ancora, il significato di bianco e nero cambia ancora ribaltandosi più volte in varie zone dell’Asia, in maniera indipendente dal colore della pelle proprio degli abitanti originari della regione: per esempio, il nero è considerato un colore positivo e il bianco uno negativo in varie zone della Cina.
In sostanza l’attribuzione di un colore a un ambito morale è una fortissima accezione culturale e, osservando la natura, qualunque significato può essere attribuito al nero e al bianco, al pari del suo contrario, indipendentemente dal colore della propria epidermide.

La scelta di Wizards

Alla luce dei gravissimi accadimenti di razzismo negli USA, nell’ottica dei quali la morte di George Floyd è stata solo una goccia che ha fatto traboccare il vaso, moltissime grandi realtà hanno deciso di compiere gesti, talvolta concreti, talvolta simbolici per mostrare la loro vicinanza ai sostenitori di questa lotta al razzismo.

Ma la grande notizia è che puoi fare qualcosa anche tu! Si, gamer, dico proprio a te!
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Tornando a noi, Wizards of the coast ha deciso di eliminare dal proprio catalogo le seguenti, vecchie carte ree di superficialità, additandole come razziste nell’estetica o nel testo. Ho deciso di condividere con voi le immagini di queste carte, al fine di permettere a voi stessi di farvi un’idea.

In linea generale possiamo dire che alcune di queste carte richiamano, nel nome o nell’estetica, delle disparità etniche passate o presenti, altre specifici atti di razzismo (come il racial cleansing o il KKK) o a particolari, tristi episodi bellico-religiosi del passato che potrebbero essere richiamati dalla cultura contemporanea, per esempio da specifici gruppi di fanatici religiosi o da persone con specifiche ideologie che si rifanno indebitamente a motti del passato (leggasi la controversia del “deus vult”). Un’altra nota importante è il rapporto tra l’estetica della carta e il suo significato, come l’effetto negativo dei Gypsies (letteralmente “zingari”) o quello positivo della crociata.

Va inoltre detto che Wizards of the Coast, negli ultimi decenni, si è dimostrata molto sensibile al tema della multietnicità, mostrando nelle ultime edizioni di D&D e negli artwork di Magic: the Gathering personalità dai tratti somatici, di genere e dalle sfumature epiteliali più disparate, una scelta a mio parere molto bella e molto adatta al contesto americano.

D’altra parte, però, sembra che le carte eliminate dal catalogo risentano, almeno per alcune, del loro legame a specifici colori del mana, cosa che non può essere toccata senza andare ad alterare il bilanciamento del gioco tanto caro agli esperti di Magic (oppure provvedere a un drastico restyling estetico scegliendo cinque colori lontani dalle possibilità dell’epidermide umana, come per esempio verde, blu e… ehm…).
Si tratta comunque di vecchie carte e che dunque hanno un effetto trascurabile sul gioco competitivo attuale, ma pare che gli autori vogliano proseguire questo lavoro di “censura” con altre carte.
C’è inoltre da dire che MTG ha voluto mantenere, negli ultimi decenni, una narrativa specifica all’interno delle proprie carte, dove invece precedentemente faceva spesso riferimenti al mondo reale (come alcuni di quelli delle carte bandite) che però possono effettivamente veicolare messaggi sbagliati: in quest’ottica, Wizards avrebbe deciso di eliminare carte non correlate alla propria narrativa e contemporaneamente prendere una posizione su determinati argomenti.

Per concludere, ha senso censurare del materiale per motivi di (anti)razzismo?
Secondo me la scelta va attentamente valutata

Ci sono stati dei casi precedenti in ambiti differenti: ad esempio nel dopoguerra è stato deciso, durante il Concilio vaticano II, di togliere dal salterio (il libro dei salmi per la preghiera quotidiana) i cosiddetti “salmi imprecatori” perché inadatti: essi però non sono in se censurati, si trovano infatti normalmente nel libro dei salmi.
Di recente HBO ha deciso di eliminare (pare temporaneamente) “Via col vento” dal suo catalogo a causa della visione che esso mostra delle persone di colore: l’attrice Hattie McDaniel, che interpreta la domestica Mami nel colossal, è stata per tutta la vita al centro di controversie sul suo rapporto con la comunità di attivisti e il modo in cui la pellicola riproduceva il suo ruolo nel film.

In tutti questi casi un’analisi oggettiva della correttezza della scelta non è mai banale, e non mi reputo all’altezza di dare un giudizio, se non quello di notare che sarebbe importate imparare a valutare ogni opera nel suo contesto, altrimenti saremmo costretti a ignorare millenni di letteratura a causa della loro cultura evidentemente più razzista, sessista, xenofoba ed evidentemente violenta della nostra. Indubbiamente siamo fortunati a vivere in un periodo storico nel quale simili problemi sono riconosciuti come tali, sebbene ancora lungi dall’essere completamente risolti.

Infatti, è proprio tale sentimento di censura nei confronti delle opere contrarie alla sensibilità corrente che ha portato alla perdita, a volte definitiva, di numerose opere in passato: sentimento per il quale numerose culture e ideologie, che sono state successivamente additate come “barbari distruttori”, consideravano l’eliminazione o sostituzione di determinate opere un’atto di civiltà a confronto della precedente barbarie. Questa ondata di iconoclastia rischia di fare la stessa cosa.

Tuttavia, la mia sensazione è che la scelta di eliminare queste specifiche sette carte sia un atto piuttosto formale, sebbene la causa sia nobile e, vista la cura di Wizards of the coast nei confronti della multietnicità (e di altre forme di pensiero positive come l’uguaglianza di genere), sono anche portato a credere che lo spirito dietro sia sincero.

Cosa potrebbe fare invece Wizards? Per esempio, potrebbe decidere di stanziare fondi per l’istruzione: parte del divario socio-economico tra bianchi e neri in america è infatti anche rafforzato dall’impossibilità, da parte della classe meno abbiente (e statisticamente più nera che bianca) di pagare un’istruzione di alto livello che conceda ai propri figli di aspirare a posizioni lavorative più sicure e remunerative, mantenendo per molte generazioni le famiglie nella stessa condizione sociale di povertà. Inoltre, è solo la cultura che ci salverà dal non fare di tutta l’erba un fascio e portarci alla censura o alla distruzione di tutte le opere più antiche di pochi secoli.

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