La scienza degli Zombie – Resident Evil

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Con il terzo capitolo, la storia dei remake della saga di Resident Evil prosegue inesorabile, riportando a nuovi fasti i capolavori di un tempo, grazie a una grafica rinnovata e un gameplay rinfrescato (forse troppo?) per strizzare l’occhio alle nuove generazioni.
Ma quali misteri scientifici nascondono gli zombie? Andiamo a scoprirlo assieme!

La natura del Virus

La storia della saga di Resident Evil inizia in una versione alternativa degli anni ‘60, dove un gruppo di ricercatori scopre un fiore che produce un virus in grado di alterare le caratteristiche genetiche di chi viene a contatto con esso, portando “forza e vigore” oppure morte in base all’ospite.
Questo presupposto è già molto fantasioso, in quanto un virus non è come un seme o un frutto prodotti da una pianta: questi ultimi, infatti, possiedono il patrimonio genetico tipico di quella specie di pianta e porteranno a nuovi individui della stessa specie.

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Un virus, invece, è un essere (vivente?) molto particolare.
Tendiamo spesso a fare confusione tra i due principali antagonisti del nostro sistema immunitario: batteri e virus.
I primi sono degli esseri viventi a tutti gli effetti, organismi unicellulari che possiedono un ciclo biologico e un metabolismo molto ben definiti, alcuni dei quali in grado di sopravvivere in condizioni di temperatura estreme e/o per tempi lunghissimi.
La nostra arma principale contro queste creature sono gli antibiotici, come la penicillina: scoperta nel 1928 da Fleming e utilizzata dagli anni ‘40 in quantità industriale per fare fronte alle infezione dei soldati americani della seconda guerra mondiale, la penicillina è una molecola prodotta da alcuni funghi che riesce a “bucare” la parete cellulare di molti batteri.
Nel corso dei decenni abbiamo assistito allo sviluppo di antibiotici sempre più efficaci e specifici per determinati batteri, ma anche a una crescente resistenza di questi ultimi: per ora tuttavia stiamo vincendo la guerra.

Ma per i virus la faccenda è diversa: i virus infatti sono degli esseri al limite del concetto di “vita”, a causa di alcune caratteristiche molto peculiari tra cui l’assenza di vere e proprie funzioni vitali.
Un virus infatti è a tutti gli effetti un frammento di DNA o RNA, cioè un insieme di informazioni genetiche, contenuto all’interno di un rivestimento detto capside.
Quando il virus entra a contatto con una cellula che esso è in grado di infettare, il suo materiale genetico va a contaminare quello della cellula, facendo si che essa si trasformi ia sua volta in una fabbrica di virus e che espella successivamente, di solito terminando la sua esistenza, una grande quantità di altre copie del virus.
Questo ciclo vitale permette ai virus di riprodursi rapidamente, e questa grande quantità di riproduzioni implica anche un’alta variabilità genetica dello stesso virus: i virus infatti sono in grado di mutare molto rapidamente, portando anche ad eventi rari come il famoso “salto di specie” che fa si che un virus, dapprima efficace solo su un determinato tipo di organismo, possa poi aggredirne un altro che abbia un corredo genetico relativamente simile.

La natura degli Zombie

Zombie | The Walking Dead Wiki | Fandom

Lo Zombie fa con capolino con forza nel mondo dell’intrattenimento grazie alla Notte dei Morti Viviendi di Romero (1968): prima tale figura, ben poco presente nella cultura occidentale, era propria unicamente della religione Haitiana, un essere umano in uno stato di coscienza minima, quasi letargia, costretto tramite magie e pozioni (e droghe?) al servizio dello stregone voodoo.

Dagli anni 60 ad oggi, lo zombie si è fatto facilmente largo nell’immaginario collettivo grazie anche a serie come The Walking Dead, ed è ora una creatura composta da un corpo morto e rianimato da una volontà malevola (tramite magie o fenomeni di impronta più scientifica), affamato di carne umana e in grado, spesso, di produrre nuovi zombie infettando chi viene ucciso o anche semplicemente ferito.

Partiamo dalla possibilità, non banale, di risogere un corpo umano (argomento molto pasquale).
Dove un corpo particolarmente decomposto non è in grado di sostenersi, uno in buona condizione di conservazione è in grado di rispondere a stimoli elettrici, come dimostrato ampiamente dagli esperimenti di Aldini e Galvani.

File:Giovanni Aldini, galvanism experiments Wellcome L0007025.jpg ...

L’ancor più controverso progetto Lazarus (che ha anche ispirato il film) di Cornish è stato in grado di “riportare in vita”, seppure con danni incredibili all’apparato nervoso (come l’impossibilità della maggior parte dei movimenti e fortissime carenze percettive), due cani clinicamente morti. In assenza di eventi soprannaturali, una creatura così riportata in vita sarebbe decisamente innocua e incapace di sopravvivere ancora a lungo.

Se invece gli zombie non fossero riportati allo stato vitale, ma animati da qualche forza esterna pur mantenendo la loro condizione di morte (per esempio mediante stimoli elettrici o qualche fantasioso organismo parassita) non sarebbero comunque un pericolo persistente: la totale mancanza di funzioni vitali impedirebbe infatti la rigenerazione dei tessuti, portando al rapido collasso dei sistemi percettivi (rendendoli cacciatori pessimi) e di quelli motori. Il processo di decomposizione proseguirebbe inoltre a causa dei microoganismi che, in assenza di un sistema immunitario, si ciberebbero delle carni degli zombie molto meglio di quanto essi potessero mai cibarsi di quelle degli umani!

Non-morto, mai morto

Revenants - Medieval English Zombies | British Paranormal

E se invece lo zombie non raggiungesse mai la condizione di morte, bensì sviluppasse, pur in vita, una serie di condizioni equivalenti a quelle di una creatura da film horror?
Oltre a essere più in linea con la tradizione hawaiana dello zombie come essere vivo e non deceduto, questa è indubbiamente l’opzione scientificamente più semplice da applicare.

Il virus T potrebbe essere un virus derivante dalla Rabbia, malattia in grado di passare dagli animali all’uomo (e dunque in grado, al contrario, di generare creature come i cani zombie) e che danneggia il sistema nervoso, provocando violenza, emozioni incontrollate, confusione e successivamente incapacità di movimento (cosa che potrebbe spiegare i movimenti a volte inconvulsi degli zombie) e quasi sempre decesso. Pochissime infatti sono le persone sopravvissute finora alla rabbia in assenza di cure.

Per quanto riguarda poi l’aspetto marcescente dei tessuti, uno potrebbe pensare alla lebbra, che colpisce la pelle e il sistema nervoso del malato. Essa può aggredire la persona in una grande quantità di forme e intensità diverse, causando piaghe, croste sanguinanti, necrosi dei tessuti e ovviamente danni permanenti al sistema nervoso che possono inevitabilmente portare al decesso.
Tuttavia la lebbra è causata da alcuni batteri, non virus: è dunque impensabile una qualche forma di “incrocio” con la rabbia.
Più probabile invece è l’Ebola, malattia assai letale e che provoca terribili piaghe ed emorragie in grado di sfigurare una persona e dargli, da un certo punto di vista, l’aspetto del morto vivente.

Indubbiamente però, anche in questo caso, possiamo stare piuttosto tranquilli: rabbia ed ebola sono due malattie terribili ma, mentre la seconda è relativamente recente, la rabbia, pur mietendo ogni anno numerose vittime, è ad oggi una malattia curabile con ottimi risultati.
Inoltre, i due virus appartengono a famiglie assai differenti ed è molto improbabile che unod i essi riesca a mutare fino ad ottenere anche le caratteristiche dell’altro: i virus infatti non hanno una riproduzione sessuata, per cui non è possibile semplicemente “incrociare” i virus.
Infine, anche se si dovesse generare una simile situazione, le caratteristiche psicofisiche del malato lo renderebbero facile da riconoscere e, purtroppo (o per fortuna), particolarmente poco pericoloso. Non come Nemesis.

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