Il Gioco di Ruolo a Scuola – Giocaruolando col prof. Taurisano

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Dopo le ultime interviste a tema storico e ruolistico dell’ultimo periodo è arrivato il tempo di parlare di Giocaruolando (link alla pagina FB), progetto in forte crescita, che mira a portare il gioco di ruolo nelle scuole come attività formativa.
Oggi abbiamo l’onore di intervistare il professor Riccardo Taurisano, organizzatore e inventore del progetto.

Salve professore. Ci racconti: come è nata la sua passione per il gioco di ruolo? E quella per la sua materia?

La mia passione è nata in adolescenza, con gruppi di giocatori della mia città, in maniera abbastanza “standard”: appassionandomi a questa espressione ludica, e affacciandomi poi alla filosofia, è stato naturale lavorare sul gioco con l’ottica del filosofo, comprendendo, analizzando e speculando sulla disciplina e il senso del gioco.
Ho cominciato a vedere la dimensione ludica dal punto di vista narrativo, esistenziale, didattico, relazionale, psicologico e così via: cerco sempre di vivere tutto ciò che mi piace attraverso l’analisi filosofica!

Ci parli del progetto Giocaruolando: come è nato? Come funziona? 

Giocaruolando nasce come progetto che portavo avanti con l’associazione culturale “Più Prato” a Officina Giovani, che si occupa delle politiche giovanili. Inizialmente il comune prendeva contatto con le scuole pratesi per laboratori specificatamente pensati per gli studenti (“Officina Teen”) dalla terza media alla quinta superiore.

I ragazzi provenivano da varie scuole e oltre al nostro progetto erano disponibili laboratori di teatro, musica e così via: Giocaruolando, è iniziato con 8-10 studenti e con il secondo anno ne sono venuti più del doppio e il numero è andato sempre crescendo. Avevamo perfino ragazzi in lista d’attesa!

“Giocaruolando per le scuole”, invece, è il progetto nazionale: abbiamo usato lo stesso nome per mantenere l’identità e l’allaccio con la realtà iniziale.
Lo scatto che ci ha fatto pensare al progetto “in grande” è stata una proposta da parte degli studenti del mio istituto per la “giornata dell’arte”, evento realizzato all’interno dell’orario scolastico, dedicato all’incontro con varie realtà del mondo artistico, creativo e sociale del territorio, come illustratori, scrittori, inventori di videogiochi, associazioni culturali e così via. Gli studenti mi hanno chiesto un aiuto per aumentare le realtà coinvolte all’interno della giornata, ed io gli ho proposto la formula del progetto Giocaruolando a scuola, e così abbiamo riempito quattro aule di giocatori!

Questo ci ha fatto realzizare che potevamo proporre la stessa formula anche in altre scuole. Siamo riusciti a realizzare una collaborazione con Lucca Crea, ed il supporto di alcuni editori e negozi di giochi, i risultati si sono subito visti: l’anno scorso abbiamo coinvolto una dozzina di scuole e con l’aiuto delle associazioni, L’Avventuriero Precario, Area Games e Ludo Ergo Sum, abbiamo fatto giocare oltre 300 ragazzi. Una selezione di questi hanno partecipato alle finali a Marzo presso la manifestazione Lucca Collezionando, con premi forniti dagli sponsor, e i primi classificati hanno partecipato al torneo di Mastering delle Ruolimpiadi di Lucca Comics & Games.
Quest’anno la riproposizione del progetto ha portato ad un’esplosione di affiliazioni e stiamo definendo in questi giorni il numero delle scuole che effettivamente parteciperanno. Il progetto prevede la partecipazione di un massimo di 24 studenti per scuola che potranno giocare un pomeriggio con narratori esperti di associazioni locali: sei di loro andranno alle finali di Lucca Collezionando e i vincitori alle Ruolimpiadi di Lucca Comics & Games.

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Alla luce della sua conferenza presso Lucca Educational, quali sono secondo lei i vantaggi educativi e formativi del Gioco di Ruolo?

Sono tantissimi e il progetto Giocaruolando, la cui documentazione è stata stilata da me assieme a Daniele Leotta e Romina Nesti, li elenca in maniera esauriente: 

“L’obiettivo è quello di promuovere nei ragazzi attraverso il gioco di ruolo uno sviluppo creativo ed espansivo dell’immaginazione soggettiva e condivisa. Il gioco di ruolo è un effettivo “allenamento” della mente nella sua capacità dialettica di generare immagini di situazioni, comportamenti, azioni ecc, ed esprimere tutto ciò attraverso la narrazione verbale e i dialoghi. I ragazzi quindi imparano a recitare, esprimendo però non un copione scritto da altri, ma quello scritto dalla loro propria fantasia. In tutto questo l’interazione con gli altri giocatori e i loro personaggi diventa un’importante condivisione creativa della narrazione interiore che ognuno propone agli altri sotto forma di rappresentazione, tutti sono partecipanti attivi della trama, per cui il ruolo di giocatore, attore e spettatore si fondono dando vita a processi creativi praticamente illimitati. In tutto ciò tali processi di identificazione che fanno calare il giocatore dentro personaggi e realtà diverse mettono il ragazzo in una condizione favorevole all’apprendimento della molteplicità e quindi della diversità, dando così vita a veri processi inclusivi. Attraverso il processo rappresentativo del gioco di ruolo quindi ogni cosa ignota e diversa induce il giocatore a comprenderla a farla propria immedesimandosi e ciò, oltre a sviluppare l’empatia, accresce anche la comprensività e la tolleranza. Infine attraverso il gioco di ruolo i ragazzi imparano a guardarsi e relativizzarsi rispetto agli altri e allo stesso tempo vedere le cose da prospettive sempre diverse, più ampie e d’insieme, in quanto il gioco e gli altri giocatori li mettono nella condizione di doverlo fare per poter essere parte della rappresentazione. Il gioco di ruolo inoltre stimola in maniera attiva, interessata ed appassionata i processi di problem solving, applicati alla proiezione narrativa di situazioni reali, così come alle dimensioni cognitive e conoscitive e pone l’accento su alcune soft skills come la capacità di lavorare in gruppo, progettare per raggiungere l’obiettivo, etc. Oltre a queste riflessioni possiamo osservare come il gioco di ruolo si presta all’inserimento, all’interno della narrazione, di elementi legati alle singole discipline (dalla storia alla matematica e dalla letteratura alle scienze) che possono essere presenti nelle ambientazioni, nelle sfide ai giocatori, etc.”

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Un’ultima domanda professore: il rapporto con i suoi studenti è cambiato da quando lavora a questo progetto? Come la vedono i suoi alunni?

Il rapporto con i miei studenti non è cambiato perché ho sempre lavorato in maniera sperimentale, comunicativa, usando molti linguaggi diversi e cercando di entrare in contatto con loro. Sono docente di sostegno ma spesso collaboro con altri docenti durante le lezioni: il progetto non ha cambiato le mie abitudini di docenza, seguo alcuni ragazzi da alcuni anni e spero di portarli in quinta aiutandoli a combattere le loro difficoltà, anche attraverso il gioco.

Grazie ancora per l’intervista. E voi lettori, se vi è piaciuto l’articolo date un’occhiata anche a quelli qui sotto

-La spada medievale (col Maestro d’arme Conti)
-La Scienza di Assassin’s Creed
-Affondo vs Fendente
-Atelier da Vinci (Borzi e Battiato)
-I giochi come forma di apprendimento (Carmine Rodi)

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