Carmine Rodi – dal gioco a Lucca Educational

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Come saprà chi segue la pagina facebook, l’account instagram e tiktok, questa settimana ho presentato, nella mia città, un percorso educativo attraverso i giochi da tavolo: un modo per vivere un momento sano di relazione insieme e affinare soft skills come la comprensione del testo, analisi dei problemi, pensiero laterale, programmazione strategica e teamwork.
Allo stesso tempo l’associazione ludica locale Arezzo Gaming Club ha portato anche quì Codex Venator, al quale sto partecipando con somma soddisfazione e trovo che sia un’esperienza ludica divertente e culturalmente stimolante e che consiglio a tutti.
Per l’occasione, ho deciso di cominciare il ciclo di interviste di questo sito con Carmine Rodi Falanga, conosciuto un anno fa a Lucca Educational (del quale avrò modo di parlare più avanti) e grazie al quale ho avuto modo di partecipare, a luglio, al progetto Erasmus+ “Wargames” proprio sul tema dei giochi come strumento educativo.

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Carmine, parlaci un po’ di te: qual è il tuo lavoro in ambito ludico e come sei arrivato a questo mestiere?

Domanda difficilissima! Io mi occupo di formazione ed educazione esperienziale, soprattutto nei programmi di educazione europei come Erasmus+. Ho iniziato ormai nel 2002 con la mobilità internazionale e da lì sono riuscito a costruire una carriera come animatore giovanile (non di villaggio vacanze, eh!) e poi formatore.
Una volta che questa attività è diventata una seria opportunità lavorativa ho deciso di specializzarmi: ho una laurea in economia e un passato da giornalista, ma ho sempre frequentato il mondo del fantastico, del cinema, letteratura, fumetti, giochi da tavolo e videogiochi e so che ho imparato moltissimo attraverso questi media.
Se ho deciso di specializzarmi nell’ambito ludico è perché so quanto sia efficace come strumento e volevo trasmettere anche agli altri questa esperienza.
Crearmi questa professionalità nuova è stato un lungo lavoro da autodidatta, ho dovuto cercare i maestri giusti, leggere la letteratura, i posti giusti, sperimentare ecc.

In quali cose secondo te i giochi eccellono rispetto ad altre forme d’arte come mezzi educativi?

C’è una discussione in corso sul fatto se i videogiochi siano o meno una forma d’arte: si tratta di un mezzo estremamente vasto e, così come ci sono film o libri di carature diverse che vanno dal capolavoro, all’intrattenimento leggero, alla spazzatura, così per i videogiochi ci sono titoli dalle trame profonde e mature (The Last of Us), dalla fotografia mozzafiato (Red Dead Redemption II), così come giochi di puro intrattenimento e infine titoli mal progettati o nati solo per fare cassa.
Quello che tuttavia rende il gioco uno strumento educativo per eccellenza è la sua natura stessa: un gioco è soprattutto un’attività di apprendimento, nel quale l’utente deve imparare a giocare e nel farlo incamera anche i valori del contesto narrativo del gioco e le varie abilità collaterali che gli sono richieste per andare avanti.
Dove in molte altre attività educative e didattiche è il soggetto da apprendere a essere al centro del processo, nel gioco il fulcro dell’esperienza è l’utente stesso: l’immersione è veloce, l’immedesimazione è forte e tutti i canali dell’apprendimento si aprono in tempo zero.

Da sempre le società umane hanno usato il gioco per insegnare le attività e i valori di una cultura: i giochi all’aria aperta nascono come simulazioni della caccia preistorica, gli sport di squadra nascono come astrazione di un processo bellico dove il team compete contro altri favorendo il gioco di squadra e il sacrificio del singolo a vantaggio del collettivo, e via dicendo.
La storia contemporanea poi è piena di casi legati ai giochi dai quali imparare: dal “Monopoly”, nato come critica al capitalismo, sfuggito al controllo dell’autore e trasformato nella sua esaltazione, fino all’esperimento di Stanford, di fatto un gioco di ruolo, che è stato per decenni un caposaldo della psicologia prima di essere messo fortemente in discussione.

E’ interessante come i giochi siano contemporaneamente riflesso e fonte dei valori di una società: mi chiedo sempre se l’attuale ondata di xenofobia non sia connessa con il fatto che, trent’anni fa, le interazioni ludiche (ma anche cinematografiche) con gli “altri” fossero spesso relegate al semplice “ammazza l’alieno”.
E se “Galaga” avesse insegnato a parlare agli alieni, invece che a sparargli?

“This War of Mine” mette il giocatore nei panni di un gruppo di civili che devono sopravvivere, fisicamente e anche mentalmente, a una situazione di guerra urbana ispirata all’assedio di Sarajevo

Qual è per te il motivo per cui tanti pensano che i giochi siano meno educativi dei libri e dei film?

A mio parere la stigma sociale riguarda nello specifico i “nuovi” tipi di gioco, specialmente i videogiochi, a causa del generale senso di sfiducia nei confronti delle nuove tecnologie che si ha sempre da parte delle generazioni precedenti.
I giochi sono sempre stati associati, erroneamente, a una cosa tipica dell’infanzia da abbandonare nell’età adulta in favore di forme artistiche più alte.
Chi poi effettivamente queste forme le ha abbracciate, spesso non aveva necessariamente un’idea così rigida: artisti come Picasso o Pascoli richiamano spesso all’idea del “ritrovare il bambino in se”.

Questo pensiero è stato spesso purtroppo relegato al pensiero del singolo, ma fortunatamente stiamo superando molti di questi preconcetti: oggi giorno lo smartphone ha diffuso il gioco come passatempo anche tra gli adulti, e già prima altre forme ludiche “classiche” come lo sport dilettantistico (la tipica partita di calcetto tra amici) o i giochi di carte tradizionali sono stati considerati passatempi e importanti momenti di aggregazione sociale anche per gli adulti.

Oggi è innegabile che i videogiochi possano essere usati come strumento formativo, anche a livello lavorativo: basti pensare ai simulatori di volo o chirurgici con i quali i professionisti del settore allenano le loro abilità. E’ difficile dichiarare che, in quel momento, essi non stiano facendo il loro lavoro!
Anche a livello scolastico ci sono numerosi progetti che partono dai videogiochi, primo su tutti Minecraft, per poi affrontare molti temi didattici.

Minecraft Educational

Oltre che parlare di educare attraverso i giochi “degli altri”, nel tuo lavoro ti occupi anche di aiutare a “creare” nuovi giochi, soprattutto in ambito educativo. Come nasce questa idea?

Il gioco è, tra le varie cose, una forma di intrattenimento e nel nostro tempo si tende a delegare questa funzione sociale ai professionisti del mestiere.
In realtà però questa funzione sociale, quella dell’intrattenimento ma anche della narrazione, è propria di tutte le persone: con il mio lavoro io cerco di restituirla a tutti.

Siamo tutti narratori ed è bello riscoprire questa dote dalle grandi potenzialità educative: il forte revival che sta avendo in questo momento il gioco di ruolo nel suo complesso, trascinato da Dungeons & Dragons, è una buona notizia per la riscoperta di questa capacità nonché la dimostrazione che non serve essere un attore nato per fare della narrazione interessante.

Io nel mio piccolo sto facendo un progetto in questo momento a Praga nel quale, attraverso il gioco di ruolo, esploriamo la gestione dei conflitti, la comunicazione interculturale e il gioco di squadra attraverso però un contesto divertente e gioviale.
Oltre alla narrazione, l’altra capacità “nascosta” e spesso dimenticata è quella di creare nuovi giochi: non dobbiamo tutti creare il nuovo Red Dead Redemption 2 con milioni e milioni di dollari di budget, ma questo non significa che non siamo in grado di creare noi stessi giochi divertenti e complessi.

Nei primi giorni di alcuni miei corsi di formazione, come è successo anche con te (potete trovare quì un resoconto dell’esperienza in inglese), noi diamo mezz’ora per creare un gioco che stia dentro un foglio di carta con pochi altri elementi come dadi o pedine: e le persone, in quel contesto volutamente limitato, riescono a creare giochi.
E poi dicono “wow, questo l’ho fatto io!”.

Quello è il primo passo che conduce gruppi di educatori e insegnanti a progettare i loro giochi educativi completi, in meno di una settimana. Questo è al centro di percorso educativo che portiamo in giro per l’Europa ormai da anni, con edizioni finora svolte in Italia, Repubblica Ceca, Estonia e Irlanda. 

Anche quest’anno farete una conferenza sull’argomento al Pisa Internet Festival e a Lucca Educational: per chiunque non lo sapesse, si tratta di seminari gratuiti durante Lucca Comics, alcuni dei quali tenuti dagli amici della pagina “l’Avventuriero Precario” sul valore educativo e filosofico del GDR (link in fondo all’articolo)

Esattamente, io sarò impegnato a fare il genitore ma il mio amico e collega Michele di Paola (potete trovare quì il suo sito) farà un seminario sull’apprendimento attraverso i videogiochi. Se poi siete interessati all’evento di questo weekend al Pisa Internet Festival, potete trovare più informazioni quì.

Non ripeto mai abbastanza quanto questo aspetto dei giochi sia importante: i genitori hanno bisogno di giocare con i loro figli, stare lì mentre giocano, creare nuovi giochi assieme a loro. Non demonizzare un mezzo che magari conoscono superficialmente (i videogiochi si evolvono così in fretta che è facile restare indietro!), ma esplorarlo e capire le sue potenzialità. 
Vale anche per gli educatori: il gioco è un mezzo fantastico per imparare, e invito tutti i professionisti dell’educazione a impegnare più energie per cercare di utilizzare questo strumento come forma di apprendimento perché la sua efficacia è enorme e in molti casi stiamo ancora iniziando ad esplorarla. 

Grazie ancora Carmine per questa intervista e il bel tempo passato assieme. 
Se voi volete approfondire questo argomento vi rimando ai seguenti link utili:

Sito professionale di Carmine www.carminerodi.net 

Blog dove parla di giochi, storytelling e tutto il resto www.carminerodi.blog 

Lucca Educational: https://www.luccacomicsandgames.com/it/2019/games/educational/

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